PORFIDO. LA PIETRA PER GLI AUDACI

26 Giugno 2019
Pavimentazione esterna in porfido

Porfido, idea originale come pavimentazione interna, levigato lo è ancor di più.

“Lo Terzo (gradino) che di sopra s’ammassiccia, porfido mi parea sì fiammeggiante, come sangue che fuor di vena spiccia” (Purgatorio canto IX vv. 100-102)

Definizione

La parola ‘Porfido’ deriva del greco ed indica propriamente la porpora, infatti il porfido è comunemente noto per il suo colore rosso intenso. In greco il termine “porfurites” se utilizzato al maschile indica la porpora, ma se usato al neutro, talvolta anticipato da “lithos” (pietra), indica il porfido.

Il porfido è una roccia vulcanica effusiva: le più diffuse sulla crosta terrestre sono ignimbriti riolitiche e riodacitiche. (leggete il nostro articolo sulla classificazione delle pietre  https://www.marmarox.it/marmo-materia-senza-tempo/  )

Il porfido, petrograficamente parlando, è formato da una pasta vetrosa o macrocristallina di fondo che ne costituisce più del 65% nella quale sono immersi piccoli cristalli (dimensioni 2/4 mm) in percentuale variabile tra il 30/35%. I cristalli più abbondanti sono quelli di quarzo, tanto che alla roccia viene attribuita anche la denominazione di “porfido quarzifero”. Notevolmente inferiore è la presenza dei feldspati, esigua è quella delle miche. Il suo colore comunque varia dal grigio chiaro ad un marrone medio.

Spesso caratterizzato da una concentrazione di cristalli chiari che si fondono in una massa più scura, può presentare una spiccata lastrificazione naturale e quindi ideale per lavorazioni a spacco  e l’ottenimento di superfici con ottima rugosità.

Pietra molto versatile grazie ad una serie di caratteristiche fisico-meccaniche che le conferiscono indubbi vantaggi per l’utilizzo in architettura.

Zone di estrazione

  • Trentino: la zona di estrazione più famosa. Vicino a Trento lungo la vallata del fiume Avisio. Questa in geologia viene chiamata Piattaforma Vulcanica Atesina, un enorme complesso di rocce vulcaniche effusive limitata a nord dalla Val Pusteria, a est dalle dolomiti, a sud dalla Valsugana e a ovest dalla Valle delle Giudicarie.
  • Varese: più precisamente a Cuasso al Monte. Qui si cava l’omonimo Porfido rosso di Cuasso al Monte chiamato invece dai petrografi Granofiro. L’area di affioramento si estende dalla sponda occidentale del lago di Lugano fino al Monte Martica. Se volete saperne di più sul Porfido rosso cliccate qui
  • Brescia: a Bienno, Valcamonica. Porfido dal caratteristico colore viola.
cava di porfido a San Mauro Trento

Storia

“Non poca importanza nell’etichetta che regolava il complicato cerimoniale di corte avevano le grandi «rete» porfiriche che decoravano i pavimenti delle dimore imperiali. L’imperatore prima di rientrare nel palazzo si soffermava a pregare su di una «rota» di porfido, collocata nel centro del grande vestibolo chiamato «Chalce». La stessa «rota» lo accoglieva un’ultima volta quando, defunto, riceveva l’estremo saluto dei parenti e dei cortigiani.”

Raniero Gnoli dal libro “Marmora Romana”

Importanti reperti e monumenti in porfido sono furono scoperti nei luoghi che sono stati la culla delle civiltà assiro-babilonesi, egizie e romane. Le cave più imponenti ed importanti in epoca antica erano quelle egiziane di cui i Romani si impossessarono dopo la battaglia di Azio nel 31 a.C.. Dal IV-V secolo circa il suo caratteristico colore venne anche associato al Cristo, probabilmente perché il colore rosso si ricollegava al sangue del Cristo e alle sofferenze patite anche dai martiri cristiani.

sarcofago in porfido

Dalle rovine dei palazzi romani proveniva il porfido usato in epoche successive, ad esempio per la costruzione dei monumenti tombali dei regnanti siciliani (tuttora conservati nella Cattedrale di Palermo).

Nel Rinascimento il porfido veniva utilizzato da artisti del calibro di Leon Battista Alberti e di Michelangelo Buonarroti.

Altri scultori si cimentarono nei secoli successivi nell’utilizzo del porfido: testimonianza ne sono i lavori in pietre dure del 1700 custoditi a Palazzo Pitti a Firenze.

All’inizio del ‘900 il porfido venne dapprima utilizzato come pietra da costruzione ed in seguito quale elemento per  pavimentazioni di cucine, «are» ed aie e come manto di copertura dei tetti. Dopo la prima guerra mondiale l’estrazione di questo materiale riprende ed inizia ad essere sfruttato in maniera più intensa. Ai giorni nostri, infine, il porfido viene utilizzato sia per esterni che per interni.

Vantaggi

  1. resistente agli agenti chimici
  2. resistente al gelo
  3. resistente all’usura
  4. elevato carico di rottura a compressione
  5. notevole attrito radente e volvente
  6. durata nel tempo
  7. inalterabilità estetica

Elegante e duraturo per gli esterni, originale e pratico per gli interni.

Girando per l’Italia questo materiale lo troviamo praticamente ovunque. Per rendere più belle ed eleganti le piazze o le vie più prestigiose delle nostre città oppure come rivestimento di edifici antichi e moderni.

Lo si trova anche come materiale per interni. Nelle ville viene impiegato per vialetti esterni o scale, ma viene usato anche all’interno come piani da cucina o caminetti ad esempio.

Qui alcuni esempi di pavimentazioni esterne in porfido

Il porfido i più originali lo usano anche come pavimentazione interna, i più audaci lo levigano. Oltre ad essere originale il porfido levigato ha un ulteriore grande vantaggio, oltre ad avere tutte le qualità sopraelencate infatti, ha anche quella di essere più semplice da pulire e questo è dovuto al fatto che una volta levigato la superficie è liscia e compatta, quindi per ovvie ragioni lo sporco non ha spazi in cui annidarsi rendendo necessario per pulire un semplice panno.

Fino ad ora abbiamo parlato di marmi, graniti, travertini, porfidi… Voi quale pietra naturale avete? Lasciateci un commento o chiedeteci informazioni contattandoci tramite il nostro sito

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